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Approfondimento : Play it loud 2007 Orzinuovi-brescia (seconda parte)

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CRYING STEEL
Uno dei nomi più significativi della storia italiana del heavy metal, i Crying Steel, 20 anni fa realizzarono uno dei dischi fondamentali per il movimento nazionale, quel “On The Prowl” che, forte di brani che sapevano rendersi efficaci sia nella melodia che nell’esuberanza elettrica, avrebbe dovuto imporre all’attenzione non solo italiana (con migliori distribuzione e produzione) un gruppo che aveva talento ben sopra la media. Già il primo mini-LP del 1984 (per chi scrive ugualmente entusiasmante, ancorché meno strutturato…ma forse fu quello il suo punto di forza) aveva esaltato le capacità dell’acciaio bolognese, che ebbe nell’eterno confronto con i Judas Priest la sua croce e delizia. La storia i Crying Steel hanno deciso di ricominciare a scriverla con un nuovo album appena uscito, un lavoro che proclama la sua essenza e la sua decisione già dal titolo e si preannuncia, senza dubbio alcuno, come uno dei più riusciti album heavy metal dell’anno. Che l’acciaio sia tornato la band ce lo dimostra sul palco dove, nonostante la tracklist necessariamente (per motivi che affronterò in seguito) ridotta, la prova offerta è a dir poco emozionante e, udite udite, i pezzi nuovi si amalgamo alla perfezione con quelli di un tempo, risuonano nelle nostre orecchie e vibrano nei nostri petti come fossero classici sempreverdi. “Kill Them All” è dichiarazione d’intenti anthemica e proterva, ma è con “Raptor” che il riffing quadrato trascina tutti noi appassionati in un vortice meraviglioso di sensazioni appena nate eppure già mature; “Hold Her” ha il passo pesante ma il respiro leggero, mentre il nuovo pezzo da novanta si chiama “Next Time Don’t Lie” (No one can live forever…) e l’avvertimento è quanto di più cristallinamente LOUD la giornata ci abbia offerto, un capolavoro senza mezze misure. L’ugola di Luca Bonzagni squilla come un tempo chiara e pressante, mentre Franco Nipoti e Angelo Franchini deliziano la platea, insieme al singer, con movenze da veri eroi heavy metal. A fine set i Crying Steel decidono di riproporre anche due brani del loro repertorio 80s, quali “Ivory Stages” dal primo mini e il loro inno roboante “Thundergods”, che chiude la performance in un irrefrenabile tripudio di potenza metallica. La performance sul palco però è solo parte dell’evento cui abbiamo assistito il 17 marzo: le voci che si rincorrevano minacciose da giorni si sono effettivamente provate veritiere nell’abbandono di Alberto Simonini per gravi problemi di salute, come il recente comunicato stampa della band conferma, annunciando l’ingresso in pianta stabile del solido professionista Max Magagni. Inutile dire che alla band va tutto il nostro supporto e la nostra gratitudine per aver suonato in tale situazione d’emergenza, solo per amore della propria musica e del proprio pubblico; ma un abbraccio sincero va ad Alberto, sperando che, se leggerà queste righe, si possa sentire meno solo e possa sapere che tutti noi, suoi amici e fan, gli vogliamo bene.
Ad ogni modo, THE STEEL IS BACK, e noi lo ringraziamo dal profondo del cuore per questo! (Giandomenico Cossu)

PARAGON
Amburgo è una delle roccaforti della musica heavy europea, e proprio dalla fascinosa città hanseatica giungono i Paragon i quali, fin dai primi anni ’90, sono dediti a una continua profusione di gragnuole metalliche che soddisfano i nostri più reconditi desideri masochistici! Una discografia solida alle spalle, una serie di ottimi album nel solco della tradizione più intransigente e, per chi scrive, un autentico caposaldo del metallo tedesco degli anni recenti, ovvero “Law of the Blade”, giustificano la presenza di questi irremovibili alfieri di una concezione al di là di ogni moda. La band è in forma e il taurino Babuschkin impressiona per la sua solidità fisica e la capacità di coinvolgere i fans. Per quanto patiscano alcuni problemi di suono in certi frangenti (gli unici della giornata in verità), la band impone la sua dittatura dell’acciaio fin dalla opener “Impaler” tratta dall’ultimo studio album “Revenge”. Pezzi recenti, come “Traitor”, si alternano a vecchi assalti frontali quali “Thunderstorm”, dal sottoscritto assolutamente i più graditi; è però con i tre estratti dal loro masterpiece del 2002 che il gruppo sfodera le sue armi migliori: “Palace of Sin” porta via tutto, “Law of the Blade” possiede il carisma dei Grave Digger dei tempi migliori, così come il calore epico di “Armies of the Tyrant”, per chi scrive uno dei pezzi più belli di tutto il loro repertorio. Ebbi la fortuna qualche anno fa di assistere a una loro performance al piccolo club di Amburgo “Headbangers Ballroom” e, nonostante la loro prestazione all’epoca mi convinse un po’ di più, devo dire che anche in questo contesto festivaliero e decisamente più ampio il gruppo ha saputo dare dimostrazione della propria amabile testardaggine! RULE AND OBEY – THE LAW OF THE BLADE
(Giandomenico Cossu)


L’esibizione degli SKANNERS è sicuramente tra le migliori del festival,la band bolzanina dimostra ogni giorno di più di non aver assolutamente perso lo smalto dei tempi migliori, in virtù anche di un’esperienza in sede live di assoluto spicco tra le bands italiche, a fianco di mostri sacri come I Deep Purple per citarne uno.Una menzione d’onore la merita il singer Claudio ‘The Undertaker’ Pisoni,che dimostra di avere ancora l’ugola in forma e di saper coinvolgere i presenti con notevole carisma,il pubblico apprezza e accompagna con grande calore la band bolzanina esplodendo tra le note di alcuni classici del combo altoadesino come “rock rock city”, TV shock o “metal party”. Ricordiamo I primi due album sono stati di recente ristampati dalla My Graveyard (l’etichetta organizzatrice dell’evento) : un’ottima occasione per ascoltare appunto “ Rock Rock City (Oh yeah!) ” o “Starlight”, ma anche la più recente “Flagellum Dei”. Promossi con lode! (the Butch)


Blitzkrieg:

Dopo l infiammante show degli Skanners, ecco i Blitzkrieg storico gruppo inglese di Leincester! A mio modesto parere il miglior gruppo di tutta la serata a livello sonoro/esecutivo regalando agli headbangers presenti uno spettacolo eseguito con ottimo polso! Non sembra perdere colpi nemmeno Brian Ross che non ha dato segni evidenti di cedimento vocale, (nonostante la sua età!). Oltre ad eseguire pezzi propri, i Blitzkrieg hanno eseguito anche ben 4 pezzi dei Satan e due magistrali cover dei Judas priest, Elettric eye e Hell bent for leather! Davvero un bello show da parte loro! (Stefano DivineVictim)

Raven:

Eccoci giunti agli headliners e quindi alla fine del fest! Loro una volta erano Atletic rock, vestiti con le loro tutine da ginnastica blu, ora credo siano più "fat and muscolar rock"!!! In effetti ce li ricordavamo diversi a livello estitico, ora "massicci" credo sia la parola che più si avvicina a loro! Bando alle ciance, i Raven hanno letteralmente fatto esplodere il locale! Show eseguito in modo davvero prestigioso, penalizzato soltanto dai più o meno cattivi suoni (la chitarra tagliava le orecchie e anche le frequenze!).
Ottima esecuzione dei pezzi e davvero superlativa coreografia sul palco! Non mi potrò mai scordare il "passo pestato" dei fratelli Gallagher su Breacking the chains o lo "schiena contro schiena" su Take control! Colpo di scena, tra l altro, quando sul palco sale Brian Ross (cantante dei Blietzkrieg) duettando insieme a "cornacchia" Jhon la cover di Born to be wild dei leggendari Steppenwolf, come fecero in passato con Udo leggendario frontman degli Accept. Show a mio avviso indimenticabile che valeva da solo il prezzo del biglietto (e il timpano dell orecchio destro)! ! (Stefano DivineVictim)




a cura di Giandomenico Cossu
Stefano Divine Victim
Filippo The Butcher
foto di Renato Urkus De Filippis

Autore : elena0308
Inserito : 12-03-07